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Modello 112 siae da scaricare


  1. Descrizione:
  2. Modello 112 per depositare brani Siae
  3. Scrivi Musica per Film e Game: Corso Online Professionale
  4. 5×1000 a Note Legali

Il bollettino di dichiarazione SIAE, il cosiddetto modello H (che dal adesso è possibile infatti scaricare il PDF dal sito SIAE e stamparlo;. Tutta la modulistica SIAE relativa all'iscrizione ai servizi e al deposito delle opere: in questa sezione trovi i documenti, le domande e i modelli SIAE per tutte. Le opere straniere possono essere dichiarate da Editori iscritti alla SIAE in qualità di Sub-Editori, Bollettino di dichiarazione (Modello ), completo dei dati di tutti gli Aventi Diritto dell'opera elaborata oltre che come compilare il bollettino. Nuovo Bollettino di Dichiarazione cartacea Modello H procedura online per pre-compilare il bollettino di dichiarazione ed inviare sempre depositate presso Società Consorelle all'atto dell'iscrizione alla SIAE da parte.

Nome: modello 112 siae da scaricare
Formato: Fichier D’archive
Sistemi operativi: Android. Windows XP/7/10. iOS. MacOS.
Licenza: Solo per uso personale
Dimensione del file: 22.36 Megabytes

Con questo breve articolo ci proponiamo di dare alcune sommarie risposte ad alcune domande che ci vengono ciclicamente proposte dai nostri lettori meno esperti e che riguardano il rapporto tra SIAE, Etichette Discografiche, Artisti e le relative Produzioni Musicali. Vorremmo immediatamente chiarire un punto. La data apposta dal ufficio postale costituisce prova in caso di plagio del brano. Ad ogni modo volendo giocare in casa, per depositare un brano alla SIAE occorre compilare il mod.

Per un brano pop, ad esempio, andrà trascritta la partitura completa dello strumento che caratterizza il brano.

D: Perché la Siae ha inviato una lettera minatoria a un sito amatoriale, non commerciale che riproduceva quadri di Matisse, Kandinskj, Picasso ecc. R: La lettera non era minatoria. Ricordava un principio es- senziale: il lavoro altrui l'utilizzo d'una canzone, d'un testo, d'un quadro o opera visiva tutelati ecc.

E quindi i diritti d'autore vanno corrisposti. Questo è l'impegno che la Siae prende con i propri aderenti e cioè con migliaia di musicisti, scrittori, autori cinematografici e teatrali, artisti visivi. La Siae poi lavora in reci- procità con le altre Società d'autori, tutelando, per reciprocità, tutti i repertori.

D: Ma scusi, il sito a cui volete far pagare il diritto d'autore è un sito didattico, gratuito, non commerciale, che non chiede alcun pagamento di abbonamenti o altro R: Intanto il sito in questione, homolaicus, presenta pubblici- tà.

C'è anche una sezione speciale con annunci del tipo Incontriamo- ci; scegli la persona giusta; Gli alberghi della Riviera romagnola qui sfugge il nesso con Matisse a meno che non si pensi ad una raffinata analogia con la Costa Azzurra ; l'appetitoso invito d'un noto salumi- ficio.

E la pubblicità è una fonte d'incasso. Anche le Tv Mediaset sono gratuite perché non si paga il canone, ma ricavano introiti dalla pubblicità. La presenza pubblicitaria le qualifica come commerciali. La stessa cosa per tutti i siti Internet che si alimentano con la presen- za pubblicitaria.

D: Ma è un sito didattico. Ag- giungo che gli editori scolastici pagano regolarmente, per i loro libri didattici, sia pure con tariffe agevolate, il diritto d'autore. Anche in questo caso la Siae ha applicato tariffe ridotte, in considerazione del- l'uso culturale. D: Ma la legge non prevede che in certi casi, si possano uti- lizzare liberamente le opere letterarie, musicali ecc.

Per esempio, un sito Internet è diverso da un sito Intranet. D: Ma perché la Siae s'è svegliata adesso e se la piglia con i privati? R: La Siae non si è svegliata adesso, ma opera da anni veri- fiche e monitoraggi sull'utilizzo delle opere che le sono state affidate in tutela.

È un suo preciso dovere nei confronti dei propri iscritti. In quanto a pubblico e privato, il principio è sempre lo stesso e giusta- mente viene applicato a tutti coloro che utilizzano opere tutelate. D: Ma il sito faceva anche un uso parziale delle immagini R: Infatti le manipolava. Contravvenendo a un diritto ele- mentare degli artisti e degli autori: il diritto morale a non vedere mo- dificata o utilizzata senza autorizzazione la propria opera. Pensate a Picasso fatto puzzle, a Matisse con colori diversi o a quelli che pre- tendono di abbinare per es.

Che conta? Che vuole Guttu- so? E che pretende la Siae? Internet è libero e diffonde la cultura perché quel tale abbinamento mi piace, quel quadro ci sta bene col nazismo o con i cuori solitari in ansia d'un incontro fatale. Sono mol- tissimi gli autori viventi o i loro eredi, le fondazioni che rifiutano una certa catalogazione delle loro opere, certi abbinamenti o anche la qualità tecnica delle riproduzioni.

D: Ma il titolare del sito sostiene di far critica, di unire alle immagini ipertesti su artisti contemporanei o scomparsi da poco.

R: Di nuovo, diritti morali e non solo. Per es. D: E che ne dice di chi fa cultura senza scopo di lucro? R: Intanto bisogna verificare se lo scopo di lucro, anche in- diretto, non esiste davvero.

Per esempio: concerto gratuito, pagato dallo sponsor, nel senso che lo sponsor paga i tecnici, gli strumenti- sti, il personale ecc.

È gratuito, quindi non pago il diritto d'autore perché non ci sono i biglietti? Oppure anche gli autori delle opere eseguite hanno diritto alla loro remunerazione? Su quel palco paga- to , gli strumentisti pagati accompagnano un cantante pagato che esegue canzoni non pagate.

È chiaro che anche la canzoni eseguite andranno remunerate. Se mi approprio di cento biglietti cinemato- grafici, senza pagarli, e li regalo ai miei amici perché si acculturino, posso dire che, siccome non c'è scopo di lucro, non devo pagare i di- ritti? Quando utilizzo il lavoro di un altro, qualsiasi sia lo scopo, questo lavoro va onorato e rispettato. Alla radio, alla televisione e su Internet. Questo sta semplicemente a significare che la Siae sa bene d'aver iniziato a comportarsi in rete in maniera del tutto anomala e che, nel contempo, per poter applicare al web le stesse regole della vita reale, deve necessariamente sostenere la presenza di un carattere "lucrativo" nei siti didattici.

Le affermazioni relative alle pubblicità presenti nel sito ho- molaicus. E lo posso di- mostrare in qualunque maniera. Ma a noi docenti quando mai è sta- to detto che un semplice circuito banner trasforma, eo ipso, un sito da didattico a commerciale? Noi siamo funzio- nari pubblici, dipendenti di un Ministero, svolgiamo un ruolo social- mente rilevante, tutelato dalla Costituzione non è forse anche dalla formazione che dipende il destino di un paese?

Da quando è nato il web noi docenti agiamo per il bene della didattica e della cultura e quindi anche dell'arte: fino adesso ci siamo limitati a citare le fonti e a scambiarci gratuitamente i materiali.

Chi autorizza la Siae a impe- dirci dal continuare in questa maniera? Noi docenti non abbiamo ricevuto disposizioni in merito dal nostro Ministro. Chiediamo anzi che intervenga con un provvedi- mento urgente e ci dica come comportarci. La Siae ha Tutto il detto web si sarebbe certamente messo in regola: non a caso nelle interrogazioni parlamentari è stata chiesta una moratoria.

Peraltro nel sito della Siae, per andare a recuperare il file pdf non esiste neppure un motore di ricerca interno degli autori protet- ti, bisogna fare i salti mortali. Non hanno neppure pensato di metter- lo nella home page.

Grave comunque resta l'affermazione secondo cui tutti i siti che presentano inserzioni commerciali sono commerciali. Gli ad- sense di Google si trovano su qualunque sito, ma non per questo ogni sito è dotato di p. Non riuscire a capire questa cosa è singolare per una Società che dispone del proprio dominio dal Che cos'è che qualifica come "commerciale" un sito?

Il fatto di vendere beni o servizi, materiali o immateriali, il fatto di avere un carrello, di fare ecommerce o business to business, nonché il fatto di poter fare tutto questo secondo le regole giuridiche previste dalla legge. Homolaicus non fa e non potrebbe fare nulla di tutto questo.

Tant'è che la stessa Siae è costretta a dire che nei miei confronti è stata indotta ad applicare "tariffe ridotte, in considerazione dell'uso culturale".

Il che in sostanza vuol dire che per la Siae tutti i siti, solo per il fatto di utilizzare immagini protette, diventano siti "commer- ciali" e che solo in subordine, in ragione dei loro contenuti culturali, possono beneficiare di sconti. Di qui l'improprietà dell'esempio addotto per giustificare la riscossione dei diritti d'autore: "Se pubblico un libro con decine d'immagini tutelate, il diritto d''autore va corrisposto o no?

Homo- laicus non è un editore che pubblica libri con immagini tutelate. Quando "pubblica" qualcosa non lo fa come "editore", a meno che per la Siae non valga l'assunto, del tutto arbitrario, che qualunque webmaster sia ipso facto un editore. Tutti i testi di Homolaicus sono originali e riproducibili in forma gratuita, oppure sono stati presi dal- la rete in quella forma che gli americani chiamano "as is", cioè "qua talis", e se a volte vi sono state lacune nella individuazione della fon- te, la cosa s'è sempre risolta amichevolmente coi diretti interessati.

Non ha poi alcun senso tecnico sostenere che le immagini usate in un sito web siano una riproduzione fedele dell'originale, quando tutti sanno che il formato jpeg è quanto di più precario si possa pensare a tale scopo, al punto che nessun "editore" si sogne- rebbe mai di utilizzare le immagini di un nostro ipertesto per farci un libro o un poster o una locandina.

Le immagini che ho usato io sono tutte a bassa risoluzione e inutilizzabili persino per uno screensaver. Arti Figurative - "gli alberghi della Riviera romagnola" con "Matis- se". Il circuito banner appare in tutte le sezioni principali del sito, che è di tipo "generalista".

In secondo luogo l'immagine di Picasso usata nel puzzle non è stata affatto scomposta o manipolata: le tessere che si vedono sono semplicemente un effetto ottico dell'applicativo in java.

Dov'è quel critico d'arte che direbbe la stessa cosa? In terzo luogo voglio dire che un docente dovrebbe sentirsi libero di apporre cerchi quadrati linee su un dipinto per poterlo me- glio interpretare.

Se tale azione didattica fosse del tutto immorale, andrebbe considerata tale anche dopo aver pagato i diritti patrimo- niali e non la si dovrebbe neppure vedere nei manuali scolastici. In realtà il nostro lavoro è quello di esaltare il genio creativo degli artisti e quindi, in- direttamente, inevitabilmente, di incrementare, a titolo gratuito, i loro diritti patrimoniali e dei loro eredi.

Lo sanno gli eredi di Picasso, Kandinsky, Klee, Matisse, Marinetti, Balla, Severini, Braque, Cangiullo, Carrà che, obbligan- domi a rimuovere 70 mega di materiali dedicati a loro, la Siae ha danneggiato gravemente i loro interessi? Davvero questi eredi avreb- bero preferito che avessi messo tutto in un'area riservata? E per qua- le ragione un giornalista che avesse fatto la stessa cosa non avrebbe pagato nulla alla Siae, in virtù del suo diritto di cronaca?

Arti figurative della Siae. Perché dunque imporre il pagamento di royalties a chi svolge un lavoro a titolo gratuito? Sostenere inoltre che il diritto d'autore è un diritto al lavoro anche per gli eredi degli artisti, significa soltanto sostenere un diritto alla rendita. E conside- rando che Internet è una rete mondiale, essa impedisce tale sviluppo oltre i confini nazionali. L'unica eccezione al princi- pio espresso nell'art.

La storia purtroppo è piena di casi del genere la stessa reda- zione della Bibbia ne è un esempio eloquente, dove spesso intorno all'identificazione degli autori dei testi circolano le più svariate ipo- tesi interpretative.

Subordinata al plagio integrale che risulta comunque evento poco frequente in campo artistico è l'alterazione, cioè la modifica- zione di una parte dell'opera d'ingegno: cosa che, soprattutto con l'avvento dell'era digitale, è diventata molto frequente. Il progresso dell'arte e della cultura è sempre avvenuto e ancora avviene anche grazie ai reciproci condi- zionamenti delle opere dell'ingegno umano.

Un obbligo del genere dovrebbe essere rifiutato da qualunque artista, proprio perché l'arte è il risultato di una inevitabile contaminazione di opere diffe- renti.

Se il diritto d'autore si configura come diritto al lavoro, que- sto diritto cessa, necessariamente, con la morte dell'artista, e se si vuole farlo continuare, inevitabilmente esso si trasforma in un diritto alla rendita.

E, come noto, ogni rendita è parassitaria e contraria al diritto di sviluppare la cultura. Con l'avvento dell'era digitale la riproduzione di un'opera, in forme diverse da quelle originali, è divenuta una pratica molto sem- plice e proprio per questo motivo molto efficace per la diffusione della cultura.

Impedire un fenomeno del genere, che esiste in rete dal , anno in cui è nato il world wide web, significa andare contro la storia e lo sviluppo tecni- co-scientifico. Sono i musei, le fondazioni, gli archivi, le biblioteche ecc.

La cultura offerta a titolo gratuito deve essere libera e pubblica. Diritto d'autore contro diritto alla cultura? La Siae, che sino a ieri era intervenuta là dove poteva con- statare usi non autorizzati di opere musicali, filmiche, editoriali ecc.

E non fa distinzioni, quando i materiali sono pubblici, tra siti culturali e siti commerciali, se non negli importi dovuti. Come prevenire l'atteg- giamento di questo leone ruggente che da qualche anno s'aggira in rete in cerca di chi divorare?

Per la Siae infatti ogni webmaster è, ipso facto, un "editore": è sufficiente che metta in chiaro i propri files.

Per la Siae c'è più differenza tra area riservata accessibile solo agli iscritti e area pubblica, che tra sito culturale senza fine di lucro e sito commerciale. La gratuità, nell'uso di immagini protette, è riservata alla didattica privata, non alla cultura pubblica. Le sue ta- belle parlano chiaro. Poiché detta società pubblica non ha mai emesso alcun co- municato stampa su questo suo singolare atteggiamento, gli inse- gnanti - che almeno avrebbero dovuto essere avvisati in tempo dal loro Ministero, al fine di poter controllare i loro ingenti archivi - di fatto stanno pagando di persona le conseguenze di un trend che im- provvisamente hanno scoperto essere illegale.

È vero che, in questa fase iniziale, la Siae sta cercando di colpire quei siti culturali che dispongono di circuiti banner e di ad- sense di Google, come per voler in qualche modo legittimare il pro- prio arbitrio. Ma è anche vero che se nessuno reagisce, vi sarà un ef- fetto domino: il web culturale e artistico, messo in chiaro, inevitabil- mente morirà.

Infatti la stragrande maggioranza dei siti amatoriali possiede aspetti "commerciali" del tutto insignificanti, che non giustificano neanche lontanamente l'accusa di fare business con l'arte. Homolai- cus. Il ricavato degli ad- sense di Google copre in maniera assolutamente ridicola le spese so- stenute per gestire un sito generalista di oltre due giga di materiali.

Su questo inaudito atteggiamento vi sono già state in Parla- mento tre interrogazioni: due alla Camera Cardano e Zanella e una al Senato Bulgarelli , e si sono mosse con un'identica petizione due associazioni di docenti: Anitel e Didaweb.

Ma la cosa più importante è quella di introdurre nella legi- slazione italiana il concetto americano di "fair use". Il "fair use" - come dice Wikipedia - è un aspetto legislativo, concernente il diritto d'autore, che stabilisce la lecita citazione non autorizzata o l'incorporazione di materiale protetto dal diritto d'auto- re nel lavoro di un altro autore sotto certe specifiche condizioni. Un modo molto semplice sarebbe quello di aggiungere alcu- ne precisazioni all'articolo 70 della L. È fatto obbligo all'utilizzatore di tali opere indicare che la li- cenza in cui intende distribuirle o farle pubblicamente fruire è del tipo copyleft: "Proprietà Comune Creativa".

Tale licenza ha effetti legali in tutti i paesi che la riconoscono. Cultura e business in rete sono due cose diverse Facendo seguito alla dichiarazione del responsabile dell'Uf- ficio Arti Figurative della Siae 14, vorrei qui proporre ulteriori spunti di riflessione di natura culturale e didattica. Le domande cui vorrei cercare di rispondere sono le seguenti e spero che nella revisione della L. Quali sono le condizioni per poter definire didattico o cultu- rale un sito?

Quali sono le condizioni per poter definire commerciale un sito didattico o culturale? Esistono delle condizioni che fanno restare didattico o cultu- rale un sito pur in presenza di aspetti commerciali, come p. Secondo me non ha senso pensare che la semplice presenza di banner o di ad-sense rendano di per sé commerciale un sito. Quando si afferma che anche la tv private non obbligano al pagamento del canone, alimentandosi solo di pubblicità, e che per- tanto un sito come homolaicus.

E questo per una serie di ragioni: 1. Da me non esiste questa cosa. Sul piano televisivo il nostro paese è caratterizzato da un fondamentale duopolio, per cui le scelte dell'utente televisi- vo sono alquanto limitate.

In rete invece i siti sono decine di milioni e nessuno è costretto a venire da me. L'uso del televisore rende di per sé inevitabile la fruizione dei canali televisivi, essendo trasmessi questi via etere.

Descrizione:

Vi- ceversa l'uso del monitor, quando si è connessi, non obbliga a nulla. In rete occorre un'azione diretta del navigatore, che deve sapere dove andare, se non vuole perdersi.

Non è auto- matica la fruizione di un determinato ipertesto, neanche fa- cendo "zapping" con un motore di ricerca. Nelle tv private la pubblicità interferisce continuamente con la visione dei programmi. Nel sito homolaicus. Cioè non appaiono mai delle popup che obbli- gano alla previa visione di uno spot pubblicitario, che gene- ralmente avviene entro un certo lasso di tempo, o al cliccag- gio sul medesimo spot prima di poter accedere alla fruizione dei contenuti culturali dell'ipertesto.

Nessun ipertesto è mai stato da me vincolato alla visione o all'uso preliminare di un qualunque spot pubblicitario o, peggio, di qualsivoglia dia- ler. I miei ipertesti non sono beni immateriali cedibili dietro cor- responsione di qualcosa o fruibili soltanto con l'obbligo di sottostare a una qualsivoglia condizione. Essi peraltro vengono sempre offerti in maniera integrale e non dimostrativa. E nel mio sito non si vendono quadri o opere d'arte. Se ven- dessi quadri e usassi ipertesti di qualità con immagini protette per poterli vendere meglio, allora forse si potrebbe anche pensare a un qualche interesse di lucro.

Viceversa l'atteggiamento di totale gratuità che ha sempre caratterizzato il mio sito esclude a priori qualunque scopo di lucro. Paradossalmente se avessi messo i miei ipertesti "incrimina- ti" sotto password, come mi chiede la Siae, al fine di non pagarne i diritti d'autore, facendo essa più differenza tra area riservata e area pubblica che non tra sito didattico e sito commerciale, io avrei anche potuto decidere di farli vedere dietro riscossione di una certa somma.

Uno dei principali difetti nelle considerazioni dell'uff.

Arti Figurative della Siae sta proprio nella pretesa di applicare la legge sul diritto d'autore al concetto di "immagine digitale", che nella fatti- specie della stragrande maggioranza degli ipertesti didattici e cultu- rali del web, si traduce nel cosiddetto "formato jpeg". Generalmente in- fatti è impossibile sapere con esattezza, limitandosi alle fonti visive della rete, come è stato effettivamente dipinto, nei suoi aspetti cro- matici, un qualunque quadro da parte di un qualunque artista.

Un qualunque webmaster, minimamente onesto con se stes- so, dovrebbe arrivare alla conclusione che quando sono in gioco i di- pinti degli artisti è meglio escludere a priori, allo stato attuale della tecnologia, l'idea che un formato jpeg possa costituire "copia fedele di un originale".

Ho trovato conferma in quella che per me era una semplice impressione, nell'analisi lucida che un consulente informatico e do- cente a contratto presso l'Università di Trieste, Tommaso Russo, mi ha fatto avere dopo aver periziato gli ipertesti cosiddetti "incrimina- ti". Detto docente ha esaminato le immagini riproducenti l'opera intera dell'artista, dando per scontato che sulle porzioni d'immagini - checché ne dica la Siae - non si possano accampare diritti di sorta, all'ovvia condizione che si specifichi trattarsi appunto di particolari dell'originale.

Ed ecco alcune delle sue conclusioni, quanto mai illuminan- ti, riportate in forma molto succinta e facilmente comprensibile. Il professor Russo dice in realtà molte più cose e ancora più interessanti, dal punto di vista tecnico, ma per me è importante la sua conclusione: sostenere che l'immagine jpeg di un dipinto, visualizza- bile sullo schermo di un piccolo pc, possa costituire una copia dell'o- pera originale equivale a sostenere che l'indice di un libro sia una co- pia del libro stesso.

Questo dal punto di vista tecnico, poiché, prosegue l'egregio consulente, qui non si azzarda neppure un raffronto con il contenuto informativo delle opere originali, universalmente riconosciute come inimitabili, e di cui la miglior fotografia realizzabile resta soltanto un pallido fantasma. Si noti peraltro che la giurisprudenza, pur essendo favorevo- le all'uso di una porzione d'immagine sulla base del diritto di citazio- ne, secondo l'art. Ora, a parte il fatto che poter fare liberamente un ipertesto culturale su una parte del quadro e non sulla sua interezza è quanto meno ridicolo, se c'è una cosa priva di senso nei confronti del rap- porto tra semplice jpeg e capolavoro artistico di un dipinto è proprio la convinzione che una jpeg integrale possa sostituire completamente un dipinto, come se fosse possibile la copia di un dipinto senza crea- re immediatamente un falso.

Chi realizza una jpeg dovrebbe essere punito non solo sul piano civile ma anche penale. Se si considera una jpeg copia fedele dell'originale, pagandone i diritti, si riceve dalla Siae il diritto di pro- durre un falso patentato. Qui siamo in una situazione kafkiana. È talmente forte l'esi- genza di tutelare delle rendite acquisite che, si badi, non sono solo quelle degli artisti e dei loro eredi, ma anche quelle della stessa Siae , che non ci si rende conto che una jpeg integrale, avendo per sua natura lo scopo di produrre un effetto di curiosità intellettuale, è in grado di favorire proprio queste rendite.

A proposito del ruolo della Siae Diritto d'autore, didattica e web15 È in atto una campagna di disinformazione, priva di fonda- mento, relativa al diritto d'autore all'interno della quale la Siae assu- merebbe un ruolo punitivo nei confronti della didattica.

La legge italiana sul diritto d'au- tore, più volte rinnovata e comprendente anche i dettati delle diretti- 15 Fonte: siae. Non bisogna dimenticare che la Società Italiana degli Autori e degli Editori opera su preciso mandato dei suoi associati, autori ed editori per tutelare economicamente le loro opere.

Di Siae e società omologhe gli autori più o meno famosi o i loro eredi ci vivono.

Modello 112 per depositare brani Siae

Anzi sicuramente in molti casi, i diritti derivati dallo sfruttamento delle opere sono appena sufficienti per molti eredi, a te- nere "didatticamente" e non solo, in vita la memoria d'un artista. Si pensi alle spese di manutenzione, aggiornamento e uso degli archivi; alla fornitura di materiale per le tesi di laurea; alla necessità di tu - telare anche legalmente le opere autentiche dai falsi.

Il diritto d'autore è, in sostanza, un diritto del lavoro, non un balzello. È il salario di chi compone una canzone, scrive un roman- zo, crea un film… Nessuno si sognerebbe di ridurre gli stipendi dei professori per aiutare, ad esempio, la didattica. Perché la rete non dovrebbe rispettare i diritti d'autore, mentre gli editori, anche quelli scolastici, che pubblicano libri con immagini tutelate, corrispondono regolarmente questi stessi diritti agli autori e a chi li rappresenta in Italia la Siae?

In riferimento alle immagini utilizzate recentemente da un sito, autodefinitosi didattico, la Siae non ha denunciato nessuno, ma ha agito doverosamente secondo il suo mandato per far rispettare il diritto d'autore.

Chiunque immette in rete opere tutelate dovrebbe sa- pere che vanno corrisposti diritti. Inoltre bisogna specificare la dif- ferenza fra un sito didattico e un sito culturale. Non basta che sia un professore a gestire un sito. Didattico è un servizio limitato alla cerchia degli studenti, delle famiglie e dei professori con un'attività ben precisa e scandita.

Diverso il caso del servizio culturale invece aperto a tutti, offerto da riviste, libri, pubblicazioni e siti. È chiaro che in questo caso debba essere corrisposto, sia pure in forma minima, il diritto d'autore. Si tratta di pubblicità che è presumibilmente fonte di guadagno e che ha un va- lore economico. La Siae verifica se lo scopo di lucro, anche indiretto, nello sfruttamento di opere altrui non esista davvero. Un esempio, in altri campi, è il concerto gratuito, pagato dallo sponsor che paga i tecnici, gli strumentisti, il personale ecc.

Il principio fondamentale è che quando si utilizza il lavoro di un altro, qualsiasi sia lo scopo, questo lavoro va onorato e rispettato. Per le riproduzioni a stampa, per l' uti- lizzo in radio, televisione, dal vivo e anche su Internet.

Come detto, la legge italiana sul diritto d'autore, redatta nel , continuamente aggiornata a seguito di Direttive Comunitarie che hanno armonizzato fra loro le legislazioni europee, prevede ec- cezioni al pagamento del diritto d'autore, giustamente delimitate con pagamenti ridotti come nel caso della didattica ben definita e rico- noscibile e, infine, l'utilizzo di parti un'opera; non, logicamente, la sua riproduzione integrale.

Altrimen- ti, per es. Con buona pace degli autori e di tutti coloro che lavo- rano nel campo della creazione dei contenuti. Adagp in sostegno della Siae Francia, siti culturali rispettano i diritti16 16 Fonte: siae.

La questione riguarda il diritto d'autore richiesto doverosa- mente dalla stessa Siae per l'utilizzazione di opere di propri associati sui siti culturali on line. In ogni altro Paese le re- gole sono rispettate dagli utilizzatori. In Francia abbiamo recentemente concluso degli accordi con il Ministero dell'Istruzione per la diffusione delle opere nei siti di impostazione scolastica Queste utilizzazioni spesso si sostituisco- no alle pubblicazioni scolastiche e non si capisce perché gli autori o i loro aventi diritto non dovrebbero essere remunerati per le nuove forme di sfruttamento delle loro opere.

La teoria della cultura gratuita è un'illusione - conclude la lettera della Ramonbordes: i giornali, che pubblicano i loro articoli, li distribuiscono forse gratuitamente? I professori che insegnano, uti- lizzando le opere dei nostri associati, non sono forse retribuiti, gli editori non vendono le opere? Perché solo gli autori dovrebbero es- sere i soli a non ricevere un corrispettivo per il loro lavoro?

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Noi so- steniamo la Siae in questa battaglia". La cultura gratuita è davvero finita? Nel secondo caso l'uff. Arti Figurative vada a modificare la dicitura delle proprie tabelle, in quanto in quella n. In sostanza mentre sul piano legale Homolaicus è intestato a "persona fisica", detta intestazione, proprio per l'uso di 24 immagini oltre il massimo consentito, lo trasforma, come per un gioco di pre- stigio, in un qualcosa di "giuridico" e di "professionale". Ma quali sono gli aspetti "commerciali" del sito homolai- cus.

Eccoli: il sito possiede un circuito banner a titolo completa- mente gratuito; il proprietario del sito non è iscritto al registro delle imprese, non possiede partita iva, non emette fatture agli inserzioni- sti, non ha contatti diretti con alcun inserzionista che lo paghi solo per il fatto d'essere presente nel suo sito, non ha mai accettato forme di pubblicità incompatibili coi contenuti del proprio sito che è di tipo generalista , non ha mai posto, nei propri ipertesti, pubblicità of- fensive o denigratorie della dignità morale di alcun artista, non ha mai vincolato la visione integrale e il download totale dei suoi iper- testi ad alcuna iniziativa o azione commerciale, non ha mai fatto ecommerce né business to business non esiste alcun carrello né area riservata , e tutto il sito è sottoposto, come ben si vede dalla home page, a una licenza Creative Commons.

I docenti infatti non possono credere in alcun modo che sia- no preposti alla "didattica" solo "i siti universitari e scolastici che of- frono filtri come lo username per utilizzare materiale specifico ecc. Chi è la Siae che si permette il lusso di dire a un docente come deve fare didattica in rete? Quando mai la didattica si fa soltanto in un'a- rea riservata, per "una ristretta cerchia di utenti"? Chi autorizza la Siae a dire quando un sito "culturale" non ha nulla di "didattico"? La Siae la smetta inoltre di continuare ad arrampicarsi sugli specchi appellandosi a una quanto mai aleatoria e improbabile "fal- sariga di quanto avviene in Europa".

Le raccomandate non le ha spe- dite appellandosi a leggi europee ma alla legge italiana n. Se per giustificare il proprio inedito atteggiamento essa ha piacere di citare quanto stanno facendo in Francia, che ha recente- mente concluso degli accordi con il Ministero dell'Istruzione per la diffusione delle opere nei siti di impostazione scolastica, bene, anche noi docenti abbiamo piacere di sapere dal nostro Ministero quando dove e come ha stipulato con la Siae italiana un accordo del genere.

Se poi i segnali che ci giungono dall'Europa Unita sono sol- tanto di questo tipo: "La teoria della cultura gratuita è un'illusione… I professori che insegnano, utilizzando le opere dei nostri associati, non sono forse retribuiti? In ogni caso la Siae la smetta di fare affermazioni offensive per la dignità dei docenti.

5×1000 a Note Legali

Non è stata certo la Siae a promuovere la cultura digitale in rete. La smetta inoltre di paragonare i docenti a degli "editori" il Ministero non ce l'ha mai detto che siamo editori come quelli della carta stampata. È semplicemente vergognoso fare affermazioni del genere: "Perché la rete non dovrebbe rispettare i diritti d'autore, mentre gli editori, anche quelli scolastici, che pubblicano libri con immagini tutelate, corrispondono regolarmente questi stessi diritti agli autori e a chi li rappresenta in Italia la Siae?

Gli editori sco- lastici "vendono" libri scolastici; la stragrande maggioranza dei do- centi non vende nulla in rete. Al massimo vende corsi di formazione. Questo perché non ha senso l'assunto astratto secondo cui "Chiunque immette in rete opere tutelate dovrebbe sapere che vanno corrisposti diritti".

Se questo è vero, migliaia di docenti dovranno chiudere i loro siti, perché da un decennio si sono comportati diver- samente: lo dimostra il fatto che la Siae ha iniziato soltanto adesso a colpirli. La Siae si metta poi d'accordo coi propri avvocati, poiché quando ritiene possibile "l'utilizzo di parti di un'opera, non, logica- mente, la sua riproduzione integrale", viene smentita dai firmatari delle sue stesse raccomandate, che invece prevedono il pagamento dei diritti anche nel caso di "porzioni di immagini".

Perché anche qui delle due l'una: o si concede a un sito cul- turale di poter riprodurre gratuitamente parte di un'opera allo scopo di commentarla per quanto nel caso di un dipinto lo sa giusto la Siae come si possa fare , oppure si dica chiaro e tondo che qualun- que uso di un'opera integrale, nella fattispecie un'immagine jpeg, rende commerciale anche un sito che non lo è. La Siae e i balzelli medievali Per giustificare il pagamento di "tributi", perché in fondo è di questo che si tratta quando in questione non vi è un sito commer- ciale ma solo culturale, ecco cosa dice la Siae, con la ferrea logica che la contraddistingue: "da un sito web didattico dedicato alla storia della musica, aperto all'intero mondo, si potrebbe scaricare l'intera discografia mondiale e da quello dedicato alla storia del cinema, tutti i film in circolazione.

Con buona pace degli autori e di tutti coloro che lavorano nel campo della creazione dei contenuti". Come se, la- vorando alla luce del sole, potesse tranquillamente farlo senza farsi accorgere da nessuno!

Possiamo anche capire che la Siae sia abituata a trattare con dei malfattori, ma perché prendersela con chi lavora gratuitamente 18 Fonte: siae. Siamo forse in presenza di una guerra preventiva, come in Irak?

Si vuole colpire a scanso di equivo- ci? Abbiamo già visto comportamenti del genere quando il go- verno Berlusconi decise di far aumentare il costo dei cd vergini, fa- cendo pagare a chiunque, in via preliminare, il fatto che c'è gente che usa il masterizzatore per fare copie piratate. Invece di abbassare il costo dei cd originali, che in Italia sicuramente è elevato, si è pre - ferito sparare nel mucchio, assicurandosi a tutti i costi posizioni di rendita. Che senso ha prendersela con chi lavora in chiaro quando di fatto i patrimoni musicali, filmici e digitali sono già largamente frui- bili in aree riservate, accessibili con gli strumenti più vari e a costo zero?

Se la Siae non riesce a colpire questi abusi, perché far passare per dei "truffatori" gli insegnanti che lavorano pubblicamente a tito- lo gratuito? Ma la cosa più incredibile è che la stessa Siae, dicendo ai docenti che possono fare didattica in area privata con materiali pro- tetti, senza pagare royalties, incentiva in un certo senso la pirateria. Viene infatti inevitabile chiedersi come potrà la Siae accorgersi di chi, facendo didattica solo in privato, voglia approfittare proprio di questo strumento per permettere lo scarico di materiali protetti.

La foto sotto indica un esempio di bordero cartaceo. In breve il musicista compila un elenco dove scrive i brani che ha fatto sentire o suonato in quella serata. Ma che cosa è questo programma e quali sono le sue funzioni principali? Cosa è : è un servizio gratuito Online che la Siae Società Italiana Autori ed Editori ha messo a disposizione per tutti coloro che vogliono gestire un Bordero in maniera Digitale, senza fare quindi tutti i passaggi sopra elencati.

A questo punto anche tu sarai avvisato tramite email della compilazione del musicista, quindi accederai, al sito WWW. IT e riconsegnerai con un semplice click il Bordero compilato alla Siae. A cosa serve questo servizio Creare un accredito bancario è molto utile e semplice, scopriamo come fare.

Prima di accedere al sito W. Etichette: accredito bancario siae. Deposito S. Online : cos'è e a cosa serve Scopriamo insieme come effettuare il deposito S. Se ti è piaciuto il Post seguici anche sul nostro sito WWW. Non ci metti meno a chiamarli e farti dare supporto direttamente per telefono? Registrato: 28 Gen Messaggi: 2. Fa pure rima per telefono ci metti credo molto tempo per farti spiegare tutti i campi da compilare Meglio che ci vai di persona se ti è possibile o farti spiegare da uno che sa già come si compilano.

Registrato: 16 Mar Messaggi: 2. Grazie Kernell era quello che volevo sapere. Per rispondere devi entrare o registrarti.


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  • By Ricci