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SCARICA SAMIA GAMAL VIDEO - Prova ad ascoltare anche i miei podcast, mi trovi su: Come mai questa confusione? Samia Gamal eleonora. SAMIA GAMAL VIDEO SCARICA. Danza del ventre o danza orientale?! Nella puntata di oggi scopriremo: Intervista ad Alia Mohamed: Benvenuti nella quinta. Samia Gamal. Morgiane. Manuel Gary. Mendicante. Julien Maffre. Mendicante. Henri Vilbert. Cassim. Genere: Avventura. Anno: Regia: Jacques Becker. Arabic Dance Videos, musique, musique arabe, mazika, arabic music, chaabi music, Haifa Wehbe, tamer hosny songs, Nancy ajram song, Elissa songs.

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Passa alla versione Desktop Mobile. Quinta lezione, dedicata agli strumenti di correzione locale. Quasi tutte le piattaforme in circolazione dispongono oggi di compatibilità con le interfacce full-touchscreen, con risultati alterni, ma la direzione imboccata è chiara: Ragazzini e ragazzine pazzi per le stelline ho trovato i vostri temi! Nicky Grist 04 Febbraio.

Post più recente Post più vecchio Home page. Il touchscreen è stato uno dei temi caldi del passato e anche Samsung ha voluto fare la sua parte, buttandosi nella mischia con diversi dispositivi.

Coppa toscana classifica generale al 16 giugno. Coppa toscana classifica La California 16 giugno Dopo un inizio equilibrato, il favorito Bassi ha allungato fino a 9 punti.

Bassi rimane in testa alla classifica generale cat. Allievi con 16 punti di vantaggio su Franci, mentre gli inseguitori, ampiamente distanziati, potranno lottare solo per il terzo posto. Con questa vittoria Pacini raggiunge Giletto Bocciofila Il 45 al comando della classifica generale, con Pedri che tallona il duo di testa a soli tre punti. Nelle competizioni riservate agli Alunni dei progetti scolastici, invece, i fiorentini Martina Palombo e Giuseppe Biondo hanno vinto piuttosto nettamente.

Dal al arrivarono tre titoli italiani nella categoria Allievi. La bocciofila D. Alla Coppa del Giglio hanno partecipato circa 50 giovani provenienti dalle province di Arezzo, Livorno, Pistoia e Firenze. Nelle altre categorie si sono imposti Fabio Giletto Il 45 — Firenze nella cat. Al termine della manifestazione, era grande la soddisfazione degli organizzatori e del Presidente regionale della FIB Toscana Giancarlo Gosti , presente durante le fasi finali e le premiazioni.

Nel mese di maggio sono in programma i Campionati regionali a Montecatini e la Coppa Toscana Juniores — GradPrix Firenze, tornerà il 2 giugno, ripartendo da Firenze con la 7a prova organizzata dalla Polisportiva Il Cliccare qui per scaricare le classifiche. Ma anche membri del centro destra, come il vicepresidente della Commissione Ue, Franco Frattini.

O autorevoli esponenti dell'ebraismo, come il presidente dell'Unione delle Comunità Ebraiche Italiane, Renzo Gattegna. La giornata della Memoria si celebrerà in tutto il Paese, da Trento a Siracusa. A Genova le porte di Palazzo Ducale saranno aperte agli studenti vincitori del concorso "I giovani ricordano la Shoah". Le commemorazioni più imponenti avverranno nell'unico lager italiano, quello di Risiera di San Sabba, a Trieste, con la marcia silenziosa dei deportati sopravvissuti, le visite guidate per le scolaresche, i concerti.

A Siracusa sarà il giorno della "Testimonianza dei giusti". Personaggio che ha ispirato una fiction televisiva di successo, interpretata da Luca Zingaretti. In provincia de L'Aquila, invece, a Fossa, Ottaviano del Turco, presidente della Regione Abruzzo, e Marco Pannella prenderanno spunto dalla commemorazione dell'Olocausto per dibattere di diritti umani, e della loro continua violazione in gran parte del pianeta.

Si parlerà della moratoria sulla pena di morte votata a dicembre dall'assemblea generale dell'Onu, vecchio cavallo di battaglia dei radicali.

Adesso qualcosa è cambiato. A Gaza. Con la sua dolente eleganza Peres si ferma a conversare brevemente all'ingresso di una cena in suo onore organizzata nell'hotel di Davos dove il presidente ha il suo blindatissimo quartier generale. Nella stessa hall c'è anche il premier palestinese Salam Fayyad. Presidente, Gaza ha sconvolto l'agenda del processo di pace?

Ma non pensa che la situazione si sia ulteriormente complicata? Le vicende di Gaza bloccheranno i progressi che solo giorni fa la rendevano più ottimista sul processo di pace? E' un grave errore da parte di Hamas. Non creano progresso, non hanno obiettivi. Vogliono solo distruggere. Chi li sosterrà? Quale sarà la reazione di Israele?

Come se ne esce? Peres si allontana. Non vuole rispondere ad altre domande, la sua delegazione lo aspetta per una cena a porte chiuse. Ma il ministro degli Esteri Tzipi Livni, che pure ha parlato a Davos illustrando al gotha della finanza e della diplomazia internazionale la grave crisi di Gaza, è rientrata in patria. Segno evidente che l'impatto di queste ore sulla delicatissima fase negoziale richiede la massima allerta. Gaza, la battaglia del confine cani e idranti per fermare l'esodo Ma Hamas sfonda con i bulldozer.

Ma anche la folla dei palestinesi che premono sul reticolato è irremovibile. Improvvisamente, fra urla di ringraziamento, "Allah u akbar! A guidarne i movimenti affannosi è un gruppo di alieni nascosti da tute e passamontagna neri. Sono gli uomini delle Brigate Ezzeddin el Qassam, che hanno deciso per conto di Hamas che il confine tra Gaza e l'Egitto deve restare aperto.

Fino a quel momento, i poliziotti mandati dal Cairo in gran numero, ma non tale da poter arginare la fiumana, con l'ordine di cominciare a sigillare il confine, ma senza usare maniere troppo forti con "i fratelli palestinesi", avevano cercato di tamponare le molte falle aperte sulla frontiera egiziana.

Qui, risistemando il filo spinato sulla barriera di cemento. Altrove opponendosi a testuggine, con scudi e bastoni, e minacciando di lanciare i cani. Ad Al-Arish, la città del gran commercio di questi giorni, era stata imposta la chiusura dei negozi.

Invano, un altoparlante gracchiava: "Fratelli palestinesi tornate indietro, il confine chiuderà alle tre".

Ma non c'è peggior sordo di chi non vuole sentire e molti irridevano a quell'ordine. Raffiche sparate in aria, la gragnuola dei sassi sugli scudi, un cannone ad acqua che fa flop e quando prende vigore supera le teste per perdersi tra le macchine in sosta. Sarebbe potuta andare avanti per ore questa specie di guerriglia fredda, senza la volontà di affondare i colpi.

Ma ecco arrivare il mostro, sbuffando fumo e rabbia. Gli egiziani lo vedono, si dispongono su molte file per fermarlo. I miliziani al seguito sparano in aria, un poliziotto viene ferito ad una gamba e portato via.

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Tre colpi d'ariete bastano ad aprire una nuova breccia laddove la barriera era ancora intatta. Le truppe di Mubarak si fanno da parte. A migliaia i palestinesi che nei giorni scorsi non avevano potuto alleviare la loro fame di beni essenziali, invadono la Rafah egiziana. Fine di un tentativo inglorioso di rimettere ordine alla frontiera tra Gaza e l'Egitto. Altri sicuramente ne seguiranno, ma non saranno le decisioni unilaterali del Cairo, prese sotto le pressioni degli Stati Uniti e di Israele , a risolvere questa crisi.

Dopo l'ennesimo sfondamento, Hamas detta le sue condizioni: "Noi insistiamo ed esortiamo i fratelli egiziani - dice il portavoce del movimento islamico, Tahar al-Nono - perché venga stabilito un meccanismo per permettere il transito dei beni e delle persone attraverso il posto di frontiera ufficiale di Rafah, in una maniera legale ed organizzata". Nel frattempo, se necessario, Hamas non esiterà a ricorrere ad altri "fatti compiuti". In giornata il rais egiziano Mubarak spedisce al leader supremo di Hamas, Khaled Mesha'l, l'invito a un summit al Cairo con il presidente palestinese Abu Mazen per ricomporre la frattura fra i due rivali.

Mesha'l dall'esilio di Damasco accetta. La risposta di Abu Mazen si fa aspettare. Il crollo del muro di Rafah minaccia d'aprire una crisi tra Egitto e Israele. Mubarak, si vede stretto in un angolo.

Da una parte non vuole passare per uno strumento nelle mani dello Stato ebraico, dall'altra teme che l'invasione possa favorire l'ingresso illegale in Egitto di militanti clandestini. Il pugno di ferro è, comunque, escluso perché significherebbe provocare la reazione dei Fratelli Musulmani, la spina nel fianco del regime egiziano, di cui Hamas è un'emanazione. Quanto all'idea vagheggiata dal vice ministro della Difesa israeliano Matan Vilnai di liberarsi di ogni responsabilità su Gaza per scaricarla sull'Egitto, Mubarak ha risposto che "loro gli israeliani devono riportare la normalità a Gaza secondo le intese e gli accordi precedenti".

Qui, a Rafah, di queste manovre giunge solo una pallida eco. In mezzo alla folla tornata finalmente libera di entrare ed uscire dall'Egitto un incubo per i servizi segreti israeliani, che temono infiltrazioni di terroristi attraverso il Sinai spunta anche un cammello giovane che sarà servito ad un pranzo di nozze a Gaza e molte motociclette cinesi, il massimo del consumismo abbordabile da queste parti.

Ma gli uomini di Hamas non sono d'accordo. Eppure l'ottimismo seguito ad Annapolis, con la promessa fatta da Bush di un accordo entro il per la creazione dello Stato palestinese, era chiaramente irrealistico. Quando si pensa a Gaza, viene in mente il consenso di cui gode Hamas, ma la realtà è assai differente.

I sondaggi realizzati nella Striscia indicano un consenso del 74 per cento a un accordo di pace per Israele. Solo il 15 per cento si dice pronto a votare per Hamas, contro un 55 per cento a favore di Fatah. Il processo di pace ispirato da Annapolis è appoggiato dall'81 per cento della popolazione.

Gaza ha una lunga storia di occupazione straniera, fin da epoche lontane.

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Nel , la guerra arabo-israeliana si concluse con un armistizio che divise la Palestina in tre parti, ognuna sotto il controllo politico di una diversa entità. Israele governava oltre il 77 per cento del territorio, alla Giordania fu lasciato il controllo su Gerusalemme Est e la Cisgiordania , e all'Egitto quello di Gaza.

Lo Stato arabo palestinese previsto dal piano di spartizione delle Nazioni Unite del , che doveva includere Gaza, non nacque mai. Sotto il governo egiziano, lo sviluppo economico della Striscia fu limitato, anche per le maree di rifugiati palestinesi riversatisi a Gaza in fuga dal territorio che sarebbe diventato Israele. La forza lavoro della Striscia, composta in larga misura da lavoratori non qualificati, dipendeva dall'assistenza dell'Unrwa, l'agenzia Onu incaricata di allestire i campi profughi.

In Cisgiordania, tuttavia, nonostante un terzo del territorio fosse interdetto ai palestinesi per far posto a qualche migliaio di coloni ebrei, solo il 10 per cento della popolazione palestinese, in gran parte rurale, era composto da rifugiati: molti possedevano la terra che lavoravano e il lavoro non mancava. A Gaza, al contrario, il 70 per cento della popolazione era composto da profughi, assiepati in condizioni difficili in decine e decine di campi profughi e per il lavoro dipendevano da Israele.

Ogni giorno dalla Striscia erano in mila ad attraversare il confine, al valico di Erez. La povertà di Gaza è stato terreno fertile per il radicalismo islamico. Ma con l'intifada del , nacque il Movimento di resistenza islamico. L'intifada del ha prodotto il processo di pace di Oslo e il ritorno della leadership dell'Olp, ma non una vera struttura economica a Gaza. Il flusso di denaro nelle casse dell'Autorità palestinese si è tradotto per lo più nella costruzione di palazzoni, eretti dall'Ap per affrontare il sovraffollamento.

I gruppi esterni all'Ap, come Hamas, si sono procurati le armi acquistandole da soldati israeliani o sul mercato nero in Israele. Dopo il ritiro da Gaza dell'esercito di Tel Aviv, armi, munizioni e contanti sono entrati di contrabbando dal Sinai, attraverso tunnel sotterranei. Nella seconda intifada del , Hamas ha usato le sue armi per attaccare gli israeliani e crearsi il proprio miniprotettorato.

Ma più Hamas e gli altri attaccavano gli israeliani, più Israele irrigidiva l'assedio alla Striscia. Il numero di palestinesi di Gaza che vanno a lavorare in Israele si è ridotto a poche centinaia, e l'aumento della disoccupazione e della povertà ha dato più potere alle fazioni armate, alle bande criminali e ai signori della guerra, un'evoluzione che ha preso ancora più slancio dopo la vittoria elettorale di Hamas nel , seguita da un embargo internazionale.

Poiché in gran parte profughi, gli abitanti della Striscia hanno scarso radicamento sociale. Chi ha un livello d'istruzione universitario è a lavorare in Cisgiordania o nel Golfo, mentre i gruppi armati di Gaza diventano una calamita per i giovani: il solo lavoro che gli dà potere.

La parvenza di Stato garantita da Oslo si è tradotta in cambiamenti assai poco tangibili per i palestinesi. Non c'è stata, cioè, una sovranità reale, senza cui è difficile immaginare qualsiasi miglioramento.

La storia di Gaza e il calo del consenso per Hamas dicono anche che l'assedio in corso serve soltanto a punire una popolazione amante della pace, e rafforza, al contempo, il controllo sulla società da parte dei peggiori elementi. Copyright: Project Syndicate, - la Repubblica.

Traduzione di Fabio Galimberti. Stai consultando l'edizione del Gaza, Hamas apre altri varchi nel muro Il movimento integralista islamico lancia la sfida: "I passaggi alla frontiera con l'Egitto resteranno per permettere ai palestinesi l'assistenza". Quelle che servono ai miliziani di Hamas per aprire nuove brecce nella barriera che segna il confine tra la Striscia di Gaza e l'Egitto.

Il miracolo in cui qualcuno sperava, è puntualmente svanito. L'accordo raggiunto l'altra notte fra i responsabili di Hamas e le autorità egiziane, è durato appena cinque ore: il tempo di far credere che la breccia aperta tre giorni fa con le bombe nel muro di confine fra la Striscia di Gaza e l'Egitto, potesse essere richiusa con una semplice stretta di mano.

Nel primo pomeriggio una potente ruspa condotta da un miliziano con il volto nascosto dentro un passamontagna, ha fatto irruzione sulla scena, attaccando e sfondando un'altra zona del muro che delimita la linea di frontiera. I poliziotti egiziani, spiazzati da quell'ulteriore, improvvisa breccia, hanno abbozzato una debole reazione, prima sparando in aria qualche colpo e poi sguinzagliando verso i miliziani che proteggevano la ruspa tre cani antisommossa.

Le bestie sono state abbattute in pochi istanti dalle raffiche dei mitra palestinesi. Poco distante la ruspa di Hamas ha poi aperto una terza breccia nel muro di confine. I poliziotti questa volta sono interventi provando a respingere la folla con gas lacrimogeni e cannoni d'acqua, ma i palestinesi hanno risposto tirando pietre alla maniera dell'Intifada.

Alla fine gli egiziani hanno deciso di ritirarsi nella propria base a difesa della quale, come ulteriore smacco, si sono disposti i poliziotti di Hamas. Fra gli egiziani si conta un ferito dai colpi dei miliziani, e cinque contusi dal lancio di sassi. In cambio gli egiziani avrebbero dovuto "costringere" l'Autorità nazionale palestinese di Ramallah a sedersi ad un tavolo di negoziato da tenersi forse al Cairo, ma al quale sicuramente avrebbe dovuto partecipare anche Hamas.

Vero obiettivo di Hamas sarebbe stato naturalmente quello di avviare in condizioni di parità un negoziato con il partito al Fatah del presidente Abu Mazen il primo dai tempi dell'occupazione di Gaza. Ma qualcosa non ha funzionato. O meglio: da Ramallah è giunto un "no" secco. Gli egiziani, stretti fra i due fuochi, mostravano di non poter garantire l'impegno di un incontro per il diniego dell'altra parte. È bastato un attimo e Hamas ha reagito d'impeto, rompendo l'intesa raggiunta e riaprendo le brecce sul confine.

Fonti palestinesi sostengono che la mossa forse disperata potrebbe aver sortito qualche effetto: il presidente Hosni Mubarak, questa volta con maggiore determinazione, sarebbe infatti tornato in serata ad invitare i rappresentanti dell'Anp ad un incontro insieme con Hamas "per risolvere la questione del confine". Ora si attende la nuova risposta da Ramallah.

Il livellamento del muro che delimitava la frontiera, consente ormai non solo a pedoni e piccoli carretti di raggiungere il territorio egiziano, ma anche a grandi autocarri che ritornano nella Striscia trasportando non più carichi contenuti ma tonnellate di merci. Gaza, l' Egitto non ferma Hamas di Redazione - sabato 26 gennaio , Israele intanto deve fronteggiare nuove incursioni armate palestinesi alle porte di Gerusalemme.

Contemporaneamente due palestinesi armati hanno fatto irruzione in una scuola religiosa tentando di prendere in ostaggio studenti ed insegnanti, ma sono stati disarmati e uccisi da una delle guardie dell'istituto. Stai consultando l'edizione del Vivere la memoria Moni Ovadia Il giorno della Memoria ha preso a ripetersi con cadenza regolare, uscendo da quel tratto di eccezionalità che lo caratterizzava nei primissimi anni.

E ora siamo tenuti a confrontarci con alcuni problemi: i testimoni diretti, per ragioni anagrafiche, ci lasceranno ben presto e questo comporterà un incremento dell'aspetto celebrativo e la celebrazione cela sempre un'insidia, quella di trasformarsi nel ricettacolo della falsa coscienza.

Per il Giorno della Liberazione, festa del 25 aprile, una parte della classe politica italiana, all'ombra di quella celebrazione rituale e stinta, si è data con furore incontrastato alla demolizione della Resistenza Antifascista, alla riabilitazione dell'infame e criminale regime fascista e ha persino tentato di demolire la Costituzione Repubblicana.

Il Giorno della Memoria non troverà mai il suo senso compiuto in Italia se non verranno stigmatizzati i terribili crimini del fascismo italiano, crimini compiuti in proprio: non solo le fascistissime leggi razziali, ma anche i genocidi compiuti contro i popoli africani e la pulizia etnica e i crimini, incluso l'uso dell'infoibamento compiuti contro le popolazioni slave.

Solo quando la natura criminale e genocida del nostro fascismo verrà riconosciuta da tutta la classe politica italiana, allora anche le vittime italiane delle foibe e i profughi istriani con il loro calvario troveranno giustizia e pace. Un altro problema è l'enfasi che nel giorno della memoria viene posta sulla Shoa intesa come sterminio degli Ebrei, tenendo su un piano troppo defilato gli altri obiettivi di morte del nazifascismo a partire del popolo dei Rom e dei Sinti, anch'essi destinati allo sterminio per il solo fatto di esistere come gli Ebrei.

Ora, lungi da me voler mettere in ombra lo specifico antisemita del nazifascismo, l'antisemitismo in associazione con l'antibolscevismo fu da sempre il primo punto nell'agenda del progetto criminale dei nazisti, ma la domanda che ci dobbiamo porre è il perché di tanta disponibilità nei confronti della memoria dello sterminio ebraico, mentre quello dei Rom e dei Sinti non sembra ricevere attenzione.

Per varie ragioni strumentali e di facciata, oggi essere "carini" con gli Ebrei costa poco. In quest'epoca, l'alterità ebraica è poco perturbante rispetto ad alterità più scomode.

Se non ci si concentra su questi temi, il "generoso" impegno di facciata verso la memoria dello sterminio degli Ebrei, finirà per diventare una scorza vuota al cui interno potranno prosperare revisionismi, negazionismi e atteggiamenti discriminatori abilmente contrabbandati, pronti a trasformarsi anche in brodo di cultura per il futuro antisemitismo.

L'altro tema cruciale, è la necessità urgente di collegare quella memoria con i genocidi, gli orrori dei nostri tempi e le guerre criminali odierne. Ma non basta. È mia ferma opinione che nulla apparenti il contesto israelo-palestinese con la Shoa e che proporre paragoni in tal senso sia sconcio e deteriore in particolare per la causa palestinese.

Tuttavia, le immagini di migliaia di profughi di quel popolo che fanno brecce in uno dei muri voluti dagli israeliani per potere provvedere alla propria sopravvivenza, non possono non riverberarsi, piaccia o non piaccia, sia giusto o sia sbagliato, sul Giorno della Memoria visto che accadono mentre in tutto il mondo cresce il ritmo delle celebrazioni e degli eventi legati al 27 Gennaio.

Lo so e lo capisco, gli israeliani continuano a ricevere lo stillicidio dei missili quassam su Sderot, sui villaggi e le cittadine del confine con Gaza, ma quarant'anni di occupazione, di colonizzazione, lustri di repressione, di omicidi mirati, di ignobili punizioni collettive, non sono riusciti a impedire l'opzione armata di Hamas.

È davvero venuta ora di cambiare strada e non posso pensare che un Paese avanzato, ricco di intelligenze come Israele , non possa trovare una via alternativa a quella che produce intollerabili vessazioni contro un altro popolo, solo e abbandonato.

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L'attuale prassi politico-militare, quali che ne siano le ragioni, corrompe progressivamente i migliori valori e sgretola i più temprati statuti etici. Mala Tempora. Di Redazione - sabato 26 gennaio , Era un'insormontabile frontiera, è diventato un confine aperto, sembra pronto a trasformarsi un un'irreversibile realtà.

L'unico deciso a negarla con ogni forza è l'Egitto, ma di fronte a quell'esodo che ricorda a tratti un'intifada fuori rotta e a tratti una gioiosa corsa ai saldi, il governo del presidente Hosni Mubarak e il suo esercito appaiono confusi e smarriti. Una delle grandi nazioni medio-orientali si scopre impotente di fronte alla macchinazioni di Hamas e ai bulldozer dei suoi militanti pronti ad aprire nuovi varchi non appena i soldati in tenuta antisommossa tentano di arrestare l'esodo palestinese da Gaza.

In questa strana guerra di confine l'Egitto deve far i conti anche con l' esausta strategia di Israele , con la rassegnazione di uno Stato ebraico pronto a scaricare nelle mani di Mubarak una Striscia ormai aperta e fuori controllo. Le immagini sono eloquenti. Gli egiziani mandano l'esercito a bloccare i varchi, avvisano i palestinesi che il tempo degli acquisti e dei ricongiungimenti con le famiglie in terra d'Egitto è terminato, fissano le sette di ieri sera come termine ultimo per il ritorno a Gaza.

Dall'altra parte il portavoce fondamentalista Sami Abu Zuhri spiega che i varchi non si possono chiudere perché servono a "fornire assistenza urgente" al suo popolo. Intanto militanti mascherati muovono un paio di bulldozer verso le zone dove la barriera è ancora in piedi e aprono nuovi varchi.

I palestinesi defluiscono come un fiume in piena sopravanzando e circondando gli esterrefatti soldati egiziani. Quando cannoni ad acqua e bastoni entrano in azione i palestinesi si comportano come con gli israeliani.

Prima mettono mano ai sassi, poi lasciano partire qualche raffica di kalashnikov. I proietti azzoppano un soldato, costringono gli ufficiali egiziani a ritirare i propri uomini per evitare una risposta che nelle immagini delle emittenti arabe diventerebbe la strage di "fratelli" palestinesi.

Alla fine saranno sei i militari egiziani feriti. Egitto e Gaza diventano un'unica permeabile entità, lo Stato ebraico si appresta far i conti con un Sinai trasformato in terreno di battuta per militanti alla caccia di turisti israeliani o retroterra per infiltrazioni armate tra i kibbutz del Negev.

Certo Mubarak non si dà per vinto. Lo straordinario passato dell'avvenire di Giuseppe Bernardi - sabato 26 gennaio , Per Sumeri e Accadi, la conoscenza del futuro si fonda su una combinazione tra rivelazioni divine di cui sono destinatari naturalmente gli esperti e conoscenza del mondo naturale. È a Delfi, nella Grecia classica popolata di oracoli, che si compie una svolta importante: la divinazione induttiva. Gli dèi parlano agli uomini attraverso segni ed enigmi che solo gli indovini particolarmente illuminati possono comprendere e interpretare.

Un salto successivo è forse quello che si svolge a Roma dove, una volta stabilizzato l'impero, il futuro diventa un affare di Stato, e l'esito dell'oracolo dipenderà dalla capacità di decifrarlo e magari di guidarne ad arte l'interpretazione.

Il contadino o il mercante potranno pure, in privato e in segreto, interpretare il volo degli uccelli o le viscere di un animale sacrificale, ma, per le spedizioni e le guerre, le politiche economiche e sociali, le alleanze e i colpi proditorii, è solo l'imperatore che deve sapere, attraverso un vero e proprio ministero, creato all'uopo, e costretto al segreto. Per secoli, dall'Alto al Basso Medioevo, il duro lavoro della Chiesa per disciplinare il futuro deve far fronte a trasgressioni e a severi assalti anche al suo interno.

Malgrado il ragionevole e forse abbastanza spontaneo sincretismo avviato fra le diverse tradizioni profetiche, le ossessioni di un futuro crudele, di un'apocalisse millenarista s'impossessa della gente comune, e anche di preti e monaci che credono nei sogni, nelle visioni e nei presagi più paurosi.

Solo con san Tommaso d'Aquino si compirà una regolamentazione della profezia. Cultura Anche a nome del governo tedesco, posso dire che ci assumiamo appieno questa responsabilità. E che naturalmente affrontiamo la questione aperta: come potremo, di generazione in generazione, essere all'altezza di questa responsabilità? Come potremo esserne all'altezza, quando i testimoni di allora non saranno più tra noi?

Trovare vie e forme giuste per questo compito è una responsabilità del tutto speciale anche per chi oggi ha responsabilità politiche. Ma al tempo stesso c'è una molteplicità di iniziative di persone, voci di tutta la società civile, che a fianco del mondo politico fanno proprio questo tema.

In questi giorni, ho premiato i giovani vincitori di un concorso, la cosiddetta "Azione macchie bianche": giovani di oggi che nelle loro patrie sono andati a ricercare le più piccole tracce, memoria, ricordi storici del rogo dei libri e dei campi di concentramento, ricordi che non sono al centro dell'attenzione e anzi sono quasi dimenticati. C'è un miracolo, di cui noi tedeschi possiamo solo essere grati: la vita e la comunità ebraica sono tornate in Germania.

Sono sorte tante nuove Sinagoghe. A Berlino penso alla Sinagoga della Rykestrasse. Vita e cultura ebraica da noi hanno assunto un volto del tutto nuovo attraverso gli ebrei venuti dalla Russia a vivere da noi. Se guardiamo a quale lavoro d'integrazione dei nuovi arrivati viene affrontato dalla comunità ebraica tedesca, sappiamo che non possiamo in nessun caso lasciarla sola. Nell'ora del ricordo, come oggi, nel momento in cui le Vergogne della Germania sono davanti ai nostri occhi, tanto più è spaventosamente inconcepibile che antisemitismo, xenofobia e razzismo esistano oggi nel nostro Paese e si mostrino presenti nella pratica.

Certo, è lecito dire che affrontiamo questa responsabilità. Credo che lo facciamo davvero. Combattiamo contro le violenze razziste e le ideologie dell'estrema destra con gli strumenti dello Stato di diritto. Ci sono programmi d'azione e informazione contro l'estremismo di destra, e abbiamo reagito alla violenza d'estrema destra aumentando gli aiuti finanziari a questi programmi.

Dobbiamo guardare in faccia una realtà. Cioè il fatto che di fronte alle paure provate verso la globalizzazione, o verso un presunto eccesso di apertura delle società democratiche, l'estremismo di destra e l'antisemitismo ritrovano una possibilità di farsi strada nelle menti di persone da cui piuttosto non ci si aspetterebbe che cadano vittima di queste tendenze.

Un modello di spiegazione di questo fenomeno è a volte - e bisogna seguirlo - quello che ci dice che naturalmente il pericolo di questa seduzione è specialmente grande quando le persone stesse che vi sono coinvolte vivono in una situazione sociale difficile. Eppure, ancora, è certo che le società che vengono percepite come giuste sono difese da anticorpi più forti contro simili sfide. Insisto, tensioni e problemi sociali non sono mai una scusa per certe derive. Ma a volte io ho anche l'esperienza diretta del fatto che negli strati sociali e ceti più istruiti della popolazione si manifestano chiaramente crudi, duri modi di pensare, e un antisemitismo molto ben mascherato, che non è facilmente riconoscibile.

Nessun Kindergarten ebraico, nessuna scuola ebraica è priva di agenti schierati sul posto per proteggerla. Quello che quasi mi preoccupa di più, è il fatto che anche in vasti strati della popolazione, malgrado tutta la formazione e l'istruzione sulla Storia, e malgrado tutto quanto è accaduto, regna una certa Sprachlosigkeit, una tendenza e voglia di silenzio, a proposito della nostra propria Storia.

E dove c'è voglia di silenzio, c'è sempre anche il pericolo che non si parli di temi e problemi, che si taccia o si minimizza. Criticare Israele è antisemitismo?

Questo è il fenomeno con cui noi dobbiamo fare i conti nel modo più urgente nell'educazione politica. Dobbiamo incoraggiare la gente a parlare. Già vediamo diversi fenomeni di questo tipo: dagli episodi di violenza, fino alle forme davvero borghesi dell'antisemitismo. Per questo auspico un dialogo franco e onesto, in cui nessuno nasconda qualcosa sotto il tappeto.

Ho menzionato i problemi, ma non per dare un umore depressivo. Di Roberto Gotta - sabato 26 gennaio , Una volta si faceva presto: lo straniero della Forst Cantù era Bob Lienhard e quello dell'Ignis era Bob Morse, con l'aggiunta esotica dello "straniero di coppa" da metà anni Sessanta e, dal , il passaggio al doppio straniero.

Straniero tout court: non comunitario, extracomunitario, biondo di passaporto congolese o mulatto-norvegese, assimilato, oriundo anche se ce n'erano, segnati quasi a dito nei palasport come creature bizzarre, ed esotici perché parlavano un italiano massacrante e vestivano come quelli di Saturday Night Fever , come invece capita dal , anno della liberalizzazione.

Si faceva male lo straniero, o deludeva, e lo sostituivi una volta sola. Per il resto, mercato chiuso per gli italiani il 31 luglio e per gli altri una settimana prima dell'inizio del campionato. Godimento massimo di statistici e agenti, molto meno di un pubblico che resta emotivamente legato al nome che compare sul davanti della maglietta, anche nella continua giravolta di sponsor a volte divisi tra campionato e Coppe, ma fatica a familiarizzare con i cognomi di giocatori che una settimana ci sono e quella successiva vanno alla tua grande rivale: a ranghi completi, la Cimberio Varese avrebbe ora quattro giocatori del quintetto base diversi da quelli che hanno iniziato la stagione.

Fanno fatica i tifosi a creare complicità con porte girevoli, fanno fatica gli allenatori a gestire le situazioni. Con la consueta precisione, sull'argomento interviene Dan Peterson: "Prima domanda, vogliamo un campionato italiano o un campionato che si gioca in Italia? Seconda domanda: le squadre di oggi sono più forti, comparativamente, con quelle del periodo dei due americani e mercato chiuso a fine luglio?

E non dico di prendere come esempio una Milano di metà anni Ottanta, va bene anche una Varese, Cantù, Pesaro, Bologna. In più, ora ci sono molte più squadre NBA, per un totale di giocatori sotto contratto con loro, ovvero oltre il doppio di quelli del E cambiare in continuazione fa perdere al pubblico il concetto di continuità e la toglie anche nello spogliatoio, perché poi in campo non riesci a trovare ad occhi chiusi un compagno di squadra che conosci a malapena perché è arrivato da pochi giorni.

Io sono il primo a dire che molti allenatori in passato erano più bravi, ma dico anche che oggi è dieci volte più complicato allenare squadre che cambiano continuamente, in cui non puoi lavorare su un gruppo compatto. Mettiamoci anche gli agenti che per i giocatori italiani chiedono cifre altissime facendo dirottare i club su un danese che magari costa meno.

Io dico che l'ideale è mercato chiuso presto, due-tre giocatori di buon livello in ogni squadra piuttosto che sette brocchi". Un capitano della polizia libanese, che indagava sulla strage del San Valentino costata la vita all'ex premier Rafik Hariri, è stato ucciso con un'autobomba a Beirut; insieme a lui sono morti la sua guardia del corpo e due ignari passanti; trentotto i feriti.

L'esplosione è avvenuta a Furn al-Shebak, nella zona est di Beirut a maggioranza cristiana. Il nuovo attentato- a dieci giorni da quello contro un fuoristrada dell'ambasciata Usa tre morti - rischia d'infiammare la già incandescente crisi libanese. Il leader sunnita della maggioranza parlamentare antisiriana Saad Hariri ha implicitamente accusato la vicina Siria, a cui ha imputato di utilizzare il Libano come "teatro per i regolamenti di conti del regime siriano".

Ma Damasco ha condannato l'attentato, addossandone la responsabilità ai "nemici del Libano" e affermando che "la Siria sarà sempre a fianco della sicurezza e stabilità" del Paese. Hamas ha accettato l'invito del presidente egiziano Hosni Mubarak per un incontro al Cairo con il presidente del Fatah Abu Mazen al fine di risolvere la crisi fra le opposte fazioni palestinesi.

Lo ha detto il leader del movimento fondamentalista palestinese Khaled Meshaal in esilio a Damasco. Il clima nella Striscia di Gaza tuttavia resta tesissimo: dopo che gli egiziani avevano richiuso il varco di Rafah, una potente ruspa condotta da un miliziano di Hamas ha attaccato e sfondato un'altra zona del muro che delimita la linea di frontiera, spianando ai palestinesi una nuova strada per superare il confine.

I poliziotti egiziani non sono riusciti a respingere la folla e hanno deciso di ritirarsi nella propria base a difesa della quale, come ulteriore smacco, si sono disposti i poliziotti di Hamas. La Voce d'Italia - nuova edizione anno II n. La cerimonia e' stata celebrata nel Mausoleo della Shoa' di Yad Vashem a Gerusalemme; il pubblico si e' raccolto nell'Ohel Izkor la Tenda della Rimembranza ove l'Ambasciatore d'Italia Sandro De Bernardin ha acceso la fiamma perenne, ponendo poi una corona d'alloro, accompagnato dall'Addetto Militare il Gen.

Nicola Gelao e da una rappresentanza dell'Arma dei Carabinieri. Dopo la breve, ma commovente cerimonia, il pubblico si e' raccolto nell'Auditorium di Yad Vashem, ove vi e' stato il discorso dell'Ambasciatore De Bernardin che ha ricordato l'impegno delle diverse istituzioni italiane nell'organizzare tutta una serie di cerimonie in concomitanza con il Giorno della Memoria e tra queste, la cerimonia che si e' tenuta ieri al Quirinale alla presenza del Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano, e poi esaminando anche i fenomeni di antisemitismo in Europa e in Italia.

Discorso molto seguito, ed applaudito lungamente dal pubblico presente. Presente tutto lo staff dei funzionari e degli impiegati dell'Ambasciata a Tel Aviv e una rappresentanza del Consolato Generale d'Italia a Gerusalemme con il Vice Console il dr.

Francesco Santillo e il dr. Al mercato senza frontiere di Rafah i prezzi lievitano con la tensione. Il tentativo del governo egiziano di ripristinare il confine tra Gaza e il Sinai contando sulla collaborazione di Hamas è stato travolto ieri da migliaia di palestinesi per nulla disposti a farsi richiudere dentro la Striscia dopo tre giorni di libertà. A niente sono valsi i tentativi della polizia egiziana schierata a testuggine, sin dall'alba, a difesa dei varchi: dopo una sassaiola durata diverse ore, una grossa ruspa guidata da un giovane con il passamontagna ha provveduto a spazzare via i potenti idranti e la resistenza, per la verità poco convinta, dei fratelli arabi in tenuta da guerra.

Sul terreno restano sei poliziotti egiziani feriti e tre cani antisommossa abbattuti a raffiche di mitra dai miliziani palestinesi, un fotografo lievemente colpito alla testa da una pietra, diversi contusi da entrambe le parti. Ma, soprattutto, resta il fiume in piena di uomini donne, ragazzini circa mila che comprano e vendono mesi d'astinenza, avanti e indietro attraverso la lamiera aperta, con le scatole di patatine Lions in equilibrio sulla testa, formiche infaticabili, quasi sapessero che presto o tardi dovranno fare i conti con la storicamente poco affidabile solidarietà araba.

La giornata ha un avvio elettrico quanto l'epilogo di quella precedente, con gli agenti sempre più nervosi e un'atmosfera grave da prima del temporale. A Rafah la notizia dell'intesa raggiunta nella notte fra l'intelligence egiziana e ufficiali della sicurezza di Hamas arriva contemporaneamente alle prime cariche della polizia contro chi tenta di forzare il blocco.

A "vendere" Gheisi in realtà sono stati gli stessi palestinesi mentre nelle piazze del Cairo e Damasco centinaia di manifestanti protestano contro l'embargo israeliano.

Secondo l'accordo, conferma il portavoce della polizia del movimento islamico Islam Shawhan, Hamas dovrebbe sostenere gli egiziani nel ripristino della frontiera in cambio dell'impegno a portare al tavolo delle trattative l'Autorità nazionale palestinese.

Ma qualcosa va storto. Ramallah non ci sta, a meno che Hamas faccia mea culpa per il golpe di giugno. La risposta dei signori di Gaza è il via libera all'assalto dello sguarnito presidio egiziano che battaglia un po', arretra e si arrende. Il sito raccoglie e permette di stampare cartine geografiche mute Italia, Europa e mondo.

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  • By Ricci