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Scarico acque reflue industriali in fognatura


Gli scarichi di acque reflue industriali immessi nelle reti fognarie debbono rispettare i limiti previsti dalla Tab. 3 – scarico in pubblica fognatura – dell'​allegato 5 al. Le autorizzazioni allo scarico per acque reflue industriali in fognatura sono rilasciate dal Comune, nell'ambito del procedimento Autorizzazione Unica Ambientale. acque reflue domestiche o il miscuglio di acque reflue domestiche, di acque reflue industriali ovvero meteoriche di dilavamento convogliate in reti fognarie. L'autorizzazione agli scarichi disciplinata dal capo II del titolo IV della all'​allacciamento e scarico in rete fognaria pubblica di acque reflue industriali è di.

Nome: scarico acque reflue industriali in fognatura
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Le acque reflue si dividono in categorie a seconda della provenienza degli scarichi. Acque reflue industriali: qualsiasi tipo di acque reflue provenienti da edifici od installazioni in cui si svolgono attività commerciali o di produzione di beni anche sottoposte a preventivo trattamento di depurazione , differenti qualitativamente dalle acque reflue domestiche e da quelle meteoriche di dilavamento, intendendosi per tali anche quelle venute in contatto con sostanze o materiali, anche inquinanti, non connessi con le attività esercitate nello stabilimento; le caratteristiche di tali reflui sono variabili in base al tipo di attività industriale.

Sino all'emanazione di nuove norme regionali si applicano i valori limite di emissione della Tabella 4 dell'Allegato 5 alla parte terza del presente decreto; d per gli scarichi di acque provenienti dalla lavorazione di rocce naturali nonche' dagli impianti di lavaggio delle sostanze minerali, purchè' i relativi fanghi siano costituiti esclusivamente da acqua e inerti naturali e non comportino danneggiamento delle falde acquifere o instabilita' dei suoli; e per gli scarichi di acque meteoriche convogliate in reti fognarie separate; f per le acque derivanti dallo sfioro dei serbatoi idrici, dalle operazioni di manutenzione delle reti idropotabili e dalla manutenzione dei pozzi di acquedotto.

Al di fuori delle ipotesi previste al comma 1, gli scarichi sul suolo esistenti devono essere convogliati in corpi idrici superficiali, in reti fognarie ovvero destinati al riutilizzo in conformità alle prescrizioni fissate con il decreto di cui all'articolo 99, comma 1.

In caso di mancata ottemperanza agli obblighi indicati, l'autorizzazione allo scarico si considera a tutti gli effetti revocata. Gli scarichi di cui alla lettera c del comma 1 devono essere conformi ai limiti della Tabella 4 dell'Allegato 5 alla parte terza del presente decreto.

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Acque reflue Acque reflue Le attività sociali, produttive e ricreative, principalmente in ambito urbano, richiedono ed utilizzano una grande quantità di acqua.

La conseguenza diretta dell'utilizzo dell'acqua è la produzione di scarichi che, per poter essere restituiti all'ambiente, devono necessariamente essere sottoposti ad un trattamento depurativo.

Le acque reflue, che in passato contenevano quasi esclusivamente sostanze biodegradabili, presentano attualmente maggiori problemi di smaltimento a causa della presenza sempre più ampia di composti chimici di origine sintetica, impiegati prevalentemente nel settore industriale.

Il mare, i fiumi ed i laghi non sono in grado di ricevere una quantità di sostanze inquinanti superiore alla propria capacità autodepurativa senza vedere compromessa la qualità delle proprie acque ed i normali equilibri dell'ecosistema. Il trattamento del refluo deve essere tanto più spinto quanto più i corpi idrici recettori mari, fiumi, laghi, etc. La normativa italiana in materia di acque predispone, con il D. Il decreto, oltre a disciplinare gli scarichi mantenendo valori limite di concentrazione per le varie sostanze contenute nelle acque reflue, concentra l'attenzione sulla qualità del corpo idrico recettore e prevede lo sviluppo di attività di monitoraggio per la quantificazione del danno ambientale esercitato dall'uomo, offrendo le basi per la ricerca di sistemi di depurazione "appropriati" in base a specifici obiettivi di qualità delle acque naturali.

Il decreto legislativo 3 aprile 2006, n. Il Piano contiene l'individuazione degli agglomerati urbani.

La direttiva stabilisce uno scadenzario che gli Stati membri devono rispettare per adeguare gli agglomerati urbani ai criteri stabiliti dalla stessa direttiva, in quanto a reti fognarie e sistemi di trattamento delle acque reflue. Il trattamento cui devono essere sottoposte le acque reflue urbane è infatti funzione della "sensibilità" delle acque recipienti.

Gli Stati membri sono responsabili del controllo degli scarichi provenienti da impianti di trattamento nonché delle acque recipienti. Essi devono provvedere affinché ogni due anni le autorità nazionali competenti pubblichino un rapporto di valutazione che deve essere trasmesso alla Commissione Questionario UWWTD e devono elaborare e presentare alla Commissione programmi nazionali di attuazione della direttiva.

Riferimenti e contatti

L'esistenza di un agglomerato è indipendente sia dall'esistenza di un sistema di collettamento sia di un impianto di trattamento. Il concetto di agglomerato, quindi, include anche quelle aree in cui la presenza antropica è sufficientemente concentrata ma al momento dell'individuazione risultano prive di sistema di collettamento fognario.

Anch'esse dovranno pertanto essere perimetrate e adeguate.

Inoltre, al fine di assicurare il rispetto della Direttiva anche nel futuro, è necessario tenere conto, nella progettazione di sistemi di collettamento e degli impianti di trattamento, anche della crescita prevista della dimensione di ciascun agglomerato individuato.

Tale definizione si riferisce dunque, in primo luogo, sia alle attività commerciali che industriali. In altre sedi abbiamo sostenuto, e qui lo confermiamo, che la definizione precedente alle modifiche del D. Al riguardo, le differenti disposizioni regionali che si possono rinvenire nel ns.

In materia di distinzione tra acque reflue industriali e acque reflue domestiche, anche la giurisprudenza è sostanzialmente conforme: Corte di Cassazione, Sez. In maniera chiara ed incisiva Cass. Nello stesso senso va letta Cass. Con qualche tentennamento Cass.

Infine, si cita per completezza anche Cass.


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  • By Ricci